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Tuesday, November 19th, 2019

di Massimiliano Furlan

(vinoclick) Finito il Natale e dato il benvenuto al nuovo Anno si tracciano i primi bilanci delle bottiglie di bollicine aperte durante le festività in Italia e negli altri paesi europei ed extra-europei. Nelle percentuali il Prosecco di Valdobbiadene raggiunge valori davvero stupefacenti, solo in Gran Bretagna il 43% delle bollicine erano di Valdobbiadene che solo nel 2016 ha visto la produzione totale assestarsi sulle 415 milioni di bottiglie con una previsione di 460 milioni per il 2017. Anche in Francia, nella terra dello Champagne c’è stato un incremento del 13% e così negli altri paesi, addirittura le cifre britanniche superano quelle delle vendite italiane.

Cartina-DOCG-ProseccoLa cosa che più stupisce è il successo del Prosecco, in fondo è un vino facile facile, più dedicato ad un buon aperitivo che non ad un tutto pasto o abbinabile a piatti importanti, in Italia abbiamo diverse spumantizzazioni come Franciacorta, Trento Doc o Alta Langa ma le bollicine venete sbaragliano il campo. Sicuramente il prezzo è dalla sua parte, in molti supermercati si arriva a trovarlo anche a 3 euro per arrivare ad un massimo di 10/11 euro in enoteca e 15 euro per il Cartize e ormai è diventata un abitudine più che una moda comprare o bere Prosecco senza rendersi conto alla fine, in linea di massima, ad eccezion fatta per due o tre aziende, tutte le bottiglie sono uguali, con un sentore immancabile di pera ed una sottilissima vena di dolcezza nei brut che rende queste bollicine molto “beverine” ma la qualità è un’altra cosa, i sentori e la straordinaria mineralità dello Champagne non hanno eguali, così come i profumi agrumati e la piacevolezza in bocca del Franciacorta e dei Trento Doc che possono accompagnare una cena regalando grandi emozioni e ci rendono veramente fieri dei nostri vini. Purtroppo l’economia vitivinicola si regge sui grandi numeri del Prosecco ed allora rendiamo onore a chi lo produce sperando davvero che le cose vadano sempre meglio. l’unica cosa che stranisce davvero è l’ampliamento della zona di produzione che da pochi anni sconfina anche in Friuli, terra vocata per altri vitigni.