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Tuesday, September 29th, 2020

di Massimiliano Furlan

(vinoclick) Il virus Covid-19 sta pasando come un uragano sulle teste dell’agricoltura ed in particolare modo su quelle dei produttori di vino per via del mancato export e chiusura dei locali di ristorazione.

Secondo le stime dei vari organismi come Confagricoltura il danno che questa tremenda emergenza sta creando si aggira tra il 70% e il 90% dovuto alla chiusura dei ristoranti, wine-bar e locali di tutta Europa bloccando quindi non solo le vendite in Italia ma anche l’export che rappresenta la voce principale nel fatturato vitivinicolo. Ovviamente le percentuali variano da regione a regione e da produttore a produttore, per esempio le piccole aziende che vendono sopratutto sul territorio nazionale soffrono un pochino di meno grazie all’apertura della grande distribuzione e delle enoteche che hanno il diritto di essere aperte. I grandi produttori invece hanno un problema enorme che deriva non solo dai mancati introiti ma anche dal fermo cantina, con migliaia di bottiglie ferme stoccate nei depositi delle aziende senza alcuna certezza di vendita futura e presente. All’estero con l’economia ferma nessuno può tenere fede ai contratti di vendita e il pericolo che gli importatori in un futuro prossimo possano approfittare della situazione per strappare prezzi al ribasso per svuotare le cantine di produttori al quale il virus ha tolto l’ossigeno. 

Purtroppo formule per rialzare la situazione in tempi brevi non ce ne sono, neanche con i sussidi statali che in questi giorni vengono discussi dal Governo e dall’Unione Europea.

La ripresa sarà lenta, anzi lentissima, tra l’altro fra tre mesi cominceranno i preparativi per la vendemmia sperando che la situazione sia totalmente sotto controllo altrimenti sarà difficile far lavorare le persone in vigna con la distanza di sicurezza. 

La prima via d’uscita da percorrere e cercare sempre di vendere più vino possibile in Italia nei luoghi consoni come le enoteche e nella grande distribuzione, non creando prodotti ad hoc come fanno alcune aziende che differenziano tra GDO ed enoteche, il vino deve essere unico ovunque e spinto al massimo sul territorio nazionale per evitare contraccolpi come quello che stiamo vivendo ora. Le aziende vanno aiutate economicamente ma anche sgravate dalle accise, almeno per un periodo di tempo ed un dimezzamento dell’iva per essere competitivi sul mercato italiano ed incoraggiare le persone a comprare finalmente una buona bottiglia di Barolo o Brunello ad un prezzo umano e magari farli avvicinare di più al nostro grande vino di qualità. 

Quindi tutto il sostegno ai produttori che già devono combattere con i cambiamenti climatici ora anche con il virus. Forza e aiutiamoli in tutti i modi.

m.furlan@vinoclick.org