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Tuesday, July 23rd, 2019

(vinoclick) Nello sterminato mondo del vino e nelle tantissime varietà di vigne, esistono anche delle distinzioni dei vigneti. Tra questi ci sono i “vigneti urbani”, ovvero quelli ubicati all’interno dei grandi centri abitati o alle porte di essi. Noi ne abbiamo visitato uno con una storia molto particolare e diciamo anche molto romantica, qualcosa di altri tempi.

L’azienda è la Tenuta di Fiorano, che si estende con i suoi 200 ettari, di cui solo 6 vitati alle porte di Roma sulla via Appia, esattamente in Via di Fioranello da cui acquisisce anche il nome di due delle quattro etichette presenti in produzione.

l'Amministrazione 2La storia della Tenuta inizia nel 1940 quando Alberico Boncompagni Ludovisi decise di impiantare dei vitigni assolutamente impensabili allora su un terreno che sembrerebbe tutt’altro che adatto a Cabernet Sauvignon, Merlot, Semillion e Malvasia.

Nel 1950 circa nasce il primo esperimento di assoluto rilievo per l’epoca ed anche per i giorni nostri, prende vita il Fiorano, un rosso con taglio bordolese curato dall’enologo Tancredi Biondi Santi. All’inizio non tutto andava come doveva ma era solo il prologo per arrivare ad essere un grande vino stimato dai più grandi critici, tra questi Luigi Veronelli. Oltre al Fiorano nasce anche un grande bianco, un Semillion in purezza che Veronelli stesso afferma essere il miglior Semillion mai bevuto fino a quel momento.

L’azienda cresce ma non troppo, Alberico non ha grandi mire espansionistiche, continua a vitare i suoi 5 ettari e produrre vino più per se stesso che per la gente. La storia narra che quando ci si recava nella Tenuta per acquistare un certo numero di bottiglie gli acquirenti venivano fatti attendere in una stanza senza possibilità di uscita e la persona incaricata si recava in cantina preparava il numero di bottiglie ordinate e lì una persona si occupava di incollare a mano le etichette, una per una, pratica che ancora oggi viene usata per ogni bottiglia prodotta così come ancora oggi vengono tappate a mano, capsula compresa.La Tenuta di Fiorano 2Gli anni passano ma il vigneto rimane sempre lo stesso con gli stessi uvaggi e lo stesso identico modo di fare vino con le stesse persone che nel tempo sono rimaste fedeli all’azienda.

Nel 1998 la produzione si interrompe ed Alberico espianta tutti i vigneti, il perché rimane un mistero, uno dei tanti.

Nel 1999 era già malato e prende una decisione importante, chiama a se suo cugino Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi e gli vende una parte del terreno da vitare e i diritti di reimpianto ma con due condizioni, la prima che la vigna venga esattamente situata nella stessa posizione, alla stesa distanza dei filari, con lo stesso materiale usato all’epoca. La seconda condizione è di reimpiantare Cabernet Sauvignon, Merlot, Viognier e Grechetto ma non il Semillion, quello assolutamente no, altro mistero irrisolto.

Tutti i lavori vengono eseguiti alla lettera senza batter ciglio ed inizia così la produzione che Alberico segue dal suo letto, malato ed ormai privo di voce ma abilissimo nello scrivere ogni cosa ed ogni critica od elogio ai nuovi vini in produzione. Tutti i suoi scritti sono custoditi in un archivio e servono da memoria storica che si chiude nel 2005 con la morte di colui che probabilmente è stato il primo nel Lazio a produrre un vino che forse anche i francesi avrebbero apprezzato come un prodotto di grande eccellenza.

L’eredità passa a Paolo Boncompagni Ludovisi ed Alessandrojacopo per il 50% e a sua figlia Francesca per l’altra metà.

il Principe Alessadrojacopo Boncompagni LudovisiLa parte che riguarda tutta l’azienda agricola, compreso il vino, viene oggi gestita totalmente da Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi, noi lo abbiamo incontrato in azienda e siamo rimasti davvero colpiti non solo dalla vastità della tenuta ma anche dall’amore e dalla coerenza con la quale viene gestita la struttura enologica. Nulla è stato modificato dal 1940, per rispetto nei confronti di Alberico, sono rimaste al loro posto anche le persone che lavorano all’interno dell’azienda, come Gianni che oggi si occupa della vigna, ieri all’età di 5 anni veniva calato nelle botti grandi per pulirle in modo di cominciare a prendere confidenza con quello che sarebbe stato il suo mondo, oggi fa la stessa cosa suo figlio.

Sempre al suo posto troviamo la signora che ancora incolla le etichette a mano e imbottiglia il Fiorano e il Fioranello

Nulla è mutato nella Tenuta di Fiorano, tutto è ancora come all’epoca, grazie soprattutto a chi ha voluto mantenere la tradizione nel nome di chi ha creato quasi per gioco una cantina che negli anni non è mai stata aperta a nessuno, rimane ancora oggi chiusa e segreta nella sua grotta con le botti e le barrique colme di vino che negli anni hanno fatto emozionare esperti enologi e critici, amici ed appassionati ed è proprio la passione che porta ancora oggi Alessandrojacopo a portare avanti questo progetto che non deve discostarsi neanche un attimo dalle sue origini, le 18000 bottiglie prodotte sono solo il frutto di una tradizione inossidabile ed in ognuna di loro c’è davvero l’eleganza ed il fascino di un vino che stupisce in ogni sua annata ed in ogni sua bevuta.

Nella Tenuta si producono il Fiorano ed il Fioranello bianco con uve Viognier e Grechetto al 50%, il primo osserva un passaggio in legno il secondo solo acciao. Per i rossi abbiamo sempre il Fiorano e Fioranello con il primo fatto con uve Cabernet Sauvignon 65%  e Merlot 35% con passaggio in botti grandi, il secondo è un Cabernet Sauvignon in purezza con passaggio in barrique francesi. Noi li abbiamo degustati e recensiti tutti e quattro rimanendo davvero stupiti non solo dalla qualità di oggi ma soprattutto da ciò che potevano essere allora quando non esistevano le metodologie di oggi.

il vigneto 2A colpirci non è stato soltanto il vino ma chi lo produce, dall’entusiasmo e la voglia di raccontare una storia fatta di passione e professionalità, un produttore che non si tira indietro in un mercato che guarda solo oltreconfine, lui cerca di far conoscere i suoi prodotti in Italia, riuscendo addirittura a non soddisfare tutte le richieste estere che iniziano ad essere più sostenute, potrebbe aumentare la produzione allargando i vigneti, sperimentando e modernizzare ma tutto deve ed è bloccato agli anni ’40 come in una scena di Matrix dove i protagonisti rimangono “freezati”.

Ecco, il tempo nella Tenuta di Fiorano è rimasto bloccato con gli stessi protagonisti di allora, tranne uno che vive nella terra, nella vite, nella cantina, nel vino e siamo sicuri, anzi certi che nulla cambierà nel tempo, neanche la qualità del vino già eccellente e speriamo neanche la proprietà che va di pari passo con ciò che viene prodotto. In un mondo dove chi produce vino non si accontenta mai e vuole sempre di più, stravolgendo ogni tipo di regola pur di accumulare ricchezza, ciò che abbiamo visto alla Tenuta di Fiorano ci porta con i piedi per terra e ci fa tirare un sospiro di sollievo pensando che in fondo c’è ancora tanto di buono da scoprire.

 

Massimiliano Furlan