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Tuesday, September 29th, 2020

di Massimiliano Furlan

(vinoclick) Ci siamo, il 2019 se ne va per lasciare spazio ad un nuovo anno e quindi ognuno di noi tira dei bilanci, quelli della propria vita, della propria attività o di qualsiasi altra cosa, c’è chi fa pagelle ai politici, ai calciatori oppure ai personaggi pubblici. Noi vogliamo solo fare un piccolo bilancio sull’annata enologica del nostro paese che per il vino sicuramente conosce ben pochi rivali ma come si dice è bello ma non balla. Esatto, anche quest’anno a tenere alta la bandiera dell’economia vinereccia sono le bollicine, in particolar modo quelle venete del Prosecco ed i vini fermi? Fermi, si proprio così, non hanno fatto grandi passi avanti sia nelle esportazioni e sia nel mercato interno, eppure di eccellenze ne abbiamo, di varietà di scelta non ne parliamo proprio con 600 vitigni autoctoni oltre gli internazionali che poi non sono altro che vitigni francesi con l’unica differenza che noi sappiamo dare ai loro vitigni un anima ed una personalità diversa da regione e regione e da azienda ad azienda. Malgrado questo poco si muove, nei grandi centri aprono costantemente piccolo o grani locali cosiddetti wine-bar ma di vino di qualità ne viene servito ben poco, molti mostrano solo su una grande lavagna il vitigno senza nominare l’azienda con un costo al bicchiere accessibile, tanto il consumatore si beve tutto, giusto ma perché non è abituato al vino, perché non viene educato al vino perché nella grande distribuzione trovano solo aziende che vendono per pochi euro e in un’economia povera come quella italiana trova terreno fertile, quindi vince la legge dei grandi numeri e non quella della qualità ad un prezzo giusto. 

Il vino in Italia comincia ad essere una moda che si sta sostituendo al classico Spritz ma si tratta di una moda ignorante, dove si beve quello che trova e non quello che si cerca e poi tutte le mode passano ma le economie no. Quindi cosa fare, quale potrebbe essere la ricetta per creare uno stile di vita che entri direttamente nelle case per poi sfociare nei locali? Semplice, i produttori devono impegnarsi nella promozione dei loro vini, nei supermercati, nelle enoteche ed anche nei piccoli locali con degustazioni a tema. Sarebbe anche auspicabile non creare delle linee per la grande distribuzione ma mettere in vendita il vino da enoteca per educare meglio le persone alla qualità ed i prezzi. Inoltre bisognerebbe investire di più in pubblicità e far capire che il vino non è dannoso se bevuto bene e con parsimonia, come il buon cibo, si parla tanto delle porzioni che vanno diminuite, che la pasta fa bene, siamo un paese dove tutti sono maestri del tiramisù ma poi troviamo un incremento dei diabetici, invece per il vino non si spende neanche una parola ma poi vediamo la pubblicità di bevande con il doppio o il triplo di gradi alcolici rispetto al vino e giovani che si stampano su qualche albero e non certo per un buon bicchiere di bianco o rosso.

Per il 2020 o 2021 speriamo in una scossa positiva per poter parlare di grandi numeri per l’economia enologica, dove ci sono tanti produttori che fanno grandi sacrifici ed alla fine sono costretti a vendere ai grandi gruppi che a loro volta sbattono le loro bottiglie a quattro soldi in supermercati o nei wine-bar alla faccia di una delle eccellenze italiane, il vino. 

Buon anno a tutti ma proprio tutti. 

m.furlan@vinoclick.org